Skip to content


Giuseppe Pinelli (2 articoli)

 

Giuseppe Pinelli:

Giuseppe Pinelli: militante anarchico
"Pino" Pinelli nel 1944 ha 16 anni quando partecipa alla Resistenza antifascista come staffetta nel battaglione "Franco" e, a stretto contatto con un gruppo di partigiani anarchici di quella formazione, apprende le prime idee libertarie (1). Nato nel popolare quartiere di Porta Ticinese, dopo le scuole elementari fa il garzone e il magazziniere, ma non tralascia la passione che lo accompagnerà per tutta la sua vita: la lettura e lo studio.

Nel biennio 1954-55 viene assunto in ferrovia; frequenta un corso serale di Esperanto per poter comunicare con gli anarchici di tutto il mondo, incontra Licia Rognini che frequenta lo stesso corso, si sposano ed avranno due figlie. Negli anni cinquanta e sessanta, dopo aver impiantato una bacheca pubblica in Piazza Selinunte, nel quartiere popolare di San Siro, Pinelli (che abita nelle vicinanze) si dedica alla propaganda del pensiero libertario attraverso l’esposizione settimanale di "Umanità Nova".

Nella prima metà degli anni sessanta si costituisce un gruppo di giovani anarchici ("Gioventù Libertaria") a cui aderisce il trentacinquenne Pinelli. E’ il più vecchio tra i giovani e, allo stesso tempo, il più giovane tra i pochi, vecchi anarchici che continua a frequentare: con questi ultimi nel 1965 apre una sede in uno scantinato di Viale Murillo 1, il "Sacco e Vanzetti", che diviene subito luogo di incontri e dibattiti. Qui viene organizzato alla fine del 1965 il primo incontro cittadino sul tema dell’antimilitarismo con due obiettori di coscienza, un anarchico (Della Savia) e un cattolico (Viola), che spiegano e rivendicano pubblicamente le loro motivazioni al rifiuto di indossare la divisa militare.
Quella dell’antimilitarismo è una tematica che inizia ad avere nuova linfa in Italia negli anni 1966/67, sull’onda della contestazione globale che vede i giovani di tutto il mondo scendere nelle piazze contro la guerra nel Vietnam, e in generale contro tutte le guerre. Nel nostro paese i primi sintomi di un risveglio giovanile si avvertono con i "capelloni", i Beat ed i Provos.

Pinelli entra in contatto con il nuovo movimento, si trova benissimo tra questi novelli contestatori che pensano anche di fondare un giornale di strada per spiegare alla pubblica opinione le loro idee sulla società, sulla libertà, sulla necessità del pacifismo e della nonviolenza. Nasce così "Mondo Beat" e l’idea viene pianificata proprio a casa di Giuseppe Pinelli dove si riuniscono i primi tre redattori del giornale e sarà lo stesso Pinelli a ciclostilare il primo numero (numero zero) di "Mondo Beat" nella sede del "Sacco e Vanzetti", ormai divenuto punto d’incontro per i contestatori impegnati nel milanese.
Con "Gioventù Libertaria" sperimenta un circolo "Wilhelm Reich" e organizza la "Conferenza Europea della Gioventù Anarchica" nei giorni di natale del 1966, un incontro a cui partecipano diversi gruppi giovanili italiani ed europei, oltre ai Provos olandesi di cui tutta la stampa scrive per le loro azioni "provo-catorie" messe in atto ad Amsterdam. Subito dopo anche a Milano si formano alcuni gruppi Provo e vengono redatti quattro numeri di un bollettino. Sempre Pinelli è tra i promotori di un camping internazionale a Colico (luglio 1967); si attiva coi suoi giovani compagni nel tentativo di far uscire un periodico anarchico dal titolo "Il nemico dello Stato" di cui esce un solo numero ciclostilato (aprile 1967).
Dopo lo sfratto alla sede del "Sacco e Vanzetti", Pinelli ne trova un’altra, uno scantinato in Piazzale Lugano, nel quartiere operaio della Bovisa, e qui, il Primo Maggio del 1968, viene fondato il circolo anarchico "Ponte della Ghisolfa". L’apertura del circolo coincide col "Maggio Francese" e il vento della nuova e più radicale contestazione arriva anche in Italia. Fioriscono numerosi gruppi anarchici in ogni città, nei quartieri, nelle fabbriche e nelle scuole.

A Milano Giuseppe Pinelli inizia una nuova attività libertaria su numerosi fronti: organizza un servizio libreria, tiene aperta la sede, organizza cicli di conferenze su diversi temi. Come ferroviere ha la possibilità di viaggiare gratis e questo gli permette di tenere contatti diretti con gli anarchici del centro-nord, senza differenze di appartenenza specifica, pur presente nel variegato mondo libertario.
Si impegna in campo sindacale sia con i CUB (Comitati Unitari di Base) che stanno sorgendo in diverse importanti fabbriche di Milano, che con l’USI (Unione Sindacale Italiana), aprendo una delle due sezioni di Milano presso il circolo di Piazzale Lugano (l’altra sezione USI è organizzata da giovani anarchici presso la Casa dello studente e del lavoratore in Piazza Fontana, così ribattezzata dopo l’occupazione dell’Hotel Commercio. La costituzione di una sezione Usi-Bovisa ha lo scopo di stimolare e appoggiare criticamente le forme di azione diretta che i lavoratori stanno riscoprendo nella radicalizzazione delle lotte. Grazie all’attività di Pinelli, e sull’onda delle lotte radicali degli operai, nell’autunno 1969 il Cub-Tramvieri tiene le proprie riunioni nella sede dell’Usi-Bovisa.

La crescita tumultuosa dell’anarchismo milanese vede Pinelli di buon mattino davanti alle fabbriche e alle scuole a volantinare, affiggere manifesti serigrafati (collaborando sia alla stesura che alla serigrafia dei manifesti), diffondere la stampa anarchica e i documenti prodotti dai compagni. C’è, però, bisogno di altri spazi collettivi ed è così che si adopera a cercare un’altra sede per i gruppi in crescita, contribuendo all’apertura del circolo anarchico di Via Scaldasole nel vecchio quartiere Ticinese.
Nel 1969 inizia la stagione della strategia della tensione e lo Stato, attraverso la questura e il suo ufficio politico, tenta di addebitare agli anarchici le bombe del 25 Aprile a Milano arrestando sette anarchici: inizia in questo modo la campagna di criminalizzazione che si rinnova in agosto dello stesso anno con gli attentati sui treni e addebitati sempre agli anarchici. Ora l’impegno è quello di organizzare gli aiuti, la solidarietà concreta ai numerosi anarchici incarcerati. Viene creata la Crocenera Anarchica, inizialmente con lo scopo di diffondere informazione sulla repressione antianarchica nel mondo e organizzare l’aiuto alle vittime libertarie del fascismo spagnolo: vengono diffuse notizie sull’attività rivoluzionaria in Spagna e che superano la censura fascista, vengono raccolti fondi per aiutare gli incarcerati dalla dittatura franchista, vengono inviati pacchi di medicinali, aiuti in denaro e si sostengono spese per gli avvocati.

L’evoluzione della situazione italiana obbliga la Crocenera Anarchica ad intervenire in favore delle vittime della repressione in Italia, organizzando la difesa legale e politica per gli arrestati dal 25 aprile in poi e facendo controinformazione sulla manovra di provocazione/repressione: manovra puntualmente documentata e denunciata sui quattro numeri dell’omonimo bollettino usciti tra aprile e dicembre 1969. E’ sempre Pinelli tra i promotori degli aiuti e dell’assistenza medico-legale agli anarchici arrestati, è lui che chiede un obolo nelle manifestazioni della sinistra extraparlamentare e a tutti quelli con cui entra in contatto. Dà inizio alla raccolta di firme di protesta a sostegno degli scioperi della fame intrapresi dagli anarchici sulle scalinate del Palazzo di Giustizia di Milano e poi davanti alla vicina sede della Cgil, è il promotore di ogni interpellanza parlamentare partita da Milano in difesa del movimento anarchico e delle libertà democratiche di tutti, indistintamente, i cittadini.

Diventa l’anarchico più conosciuto dalla Questura di Milano: è lui che chiede le autorizzazioni per le diverse iniziative o che viene convocato in Questura dal commissario Luigi Calabresi, lo stesso che nel pomeriggio del 12 dicembre, subito dopo la strage di Piazza Fontana, si presenterà al circolo di Via Scaldasole per invitare Pinelli a recarsi in Questura: senza problemi Pinelli prende il suo motorino e segue l’auto della polizia. L’ultimo viaggio prima di morire!
Giuseppe Pinelli, oltre ad essere un anarchico, è un nonviolento. "…L’anarchismo non è violenza, la rigettiamo, ma non vogliamo subirla. L’anarchismo è ragionamento e responsabilità…", scrive in una lettera ad un giovane compagno detenuto. E questo concetto della nonviolenza, che fa parte della personalità di Pinelli, lo testimonia anche un obiettore di coscienza cattolico, suo amico. Pinelli conosceva bene i movimenti e i gruppi che si ispiravano alla nonviolenza, il suo ideale era che diventasse strumento di azione politica e l’obiezione di coscienza uno stile di vita, un impegno sociale permanente.
Pinelli era comunicativo, dotato di un’inesauribile carica umana, cercava contatti con tutti, fuori e dentro il movimento, autodidatta cercava nella lettura la conoscenza e il sapere; "lui, ateo, aiutava i cristiani a credere" e lo possono testimoniare molti cattolici che l’hanno conosciuto; era interessato a quei nuovi movimenti di base che in quel periodo si sono moltiplicati nel paese e hanno contestato la gerarchia ecclesiastica, come era interessato alle innovative tesi di don Lorenzo Milani. Dava un aiuto a tutti e si fidava di tutti con una grande dose di ingenuità. Per i suoi legami giovanili con un vecchio anarchico (Rossini) cresce col mito dell’anarchia rigeneratrice, della giustizia, della libertà. Aveva un religioso rispetto per le idee degli altri ed era anche un moralista: non voleva sentir parlare di droghe e si inquietava se qualcuno faceva del sesso l’unico misuratore della realtà.
Non si esibiva, non aveva barbe, collari o patacche addosso. Vestiva sempre un po’ trasandato, non certo per moda. Ha scritto di lui Pier Carlo Masini: "Aveva la pelle scura, la pelle scura dei ferrovieri che assorbono nei pori il pulviscolo di carbone. Era un semplice lavoratore del braccio con alcune idee nel cervello"(2). 

Amante della cultura, dei libri, delle conferenze, dei dibattiti, dei gruppi di studio, e allo stesso tempo era assente, in lui, ogni forma di fanatismo.
Ha intrattenuto rapporti politici e di amicizia con anarchici di diverse tendenze, con gruppi consiliari o con chi (specie nel 68/69) non si riconosceva minimamente (dal punto di vista politico) col raggruppamento in cui lui militava. Ricercava un legame tra il vecchio e il nuovo movimento ed è indicativo che, contemporaneamente alla militanza nel gruppo "Ponte della Ghisolfa", abbia aderito formalmente con una lettera di adesione ai Gruppi di Iniziativa Anarchica (GIA)(3). Allo stesso tempo, in un comunicato apparso su "Umanità Nova" ed a firma di Giuseppe Pinelli come riferimento per i contatti, dà vita ad una costituenda Federazione Anarchica Milanese.
Ha scritto di lui Adriano Sofri: "Pino Pinelli era quel che si dice un uomo normale".
E subito ha aggiunto: "Ammesso, naturalmente, che si possa applicare un aggettivo così impegnativo a un anarchico. Era dunque anarchico, e normale"(4).

Franco Schirone
1 In un documento inedito sulla storia delle "Brigate Bruzzi-Malatesta", Germinal Concordia cita due volte Giuseppe Pinelli per aver condiviso la cella con lui ed altri due compagni nel carcere di S. Vittore a Milano durante la detenzione prima dell’insurrezione contro il nazifascismo, non sappiamo, però, se si tratta di un caso di omonimia (G. Concordia, Brigate Bruzzi-Malatesta, archivio Cavalli, Biblioteca A. Kulisciof, Milano; copia del documento presso l’Archivio Proletario Internazionale, Milano. Le citazioni su G. Pinelli alle pagg. 45-46).

2 P. C. Masini (ed altri), Pinelli. La diciassettesima vittima, BFS, 2006.

3 La lettera di adesione di Pinelli ai GIA è conservata presso l’Archivio Berneri-Chessa di Reggio Emilia.

4 A. Sofri, La notte che Pinelli, Sellerio, 2009.

 

Pinelli e l’USI milanese:

Siamo abituati a ricordare Pino Pinelli come attivo militante anarchico. La foto che lo ritrae dietro un tavolino con alle spalle una bandiera nera e la scritta anarchia è quella che è circolata più spesso e chi si è impressa nella nostra memoria. In realtà Pino ha fatto ed è stato anche altro. Mi riferisco alla sua militanza sindacale, da molti ignorata, breve, ma intensa e che portò, dopo tanti anni, alla ricostituzione di una sezione USI a Milano.
Ma facciamo qualche passo indietro per dare un quadro più generale: nel gennaio del 1925 l’Unione Sindacale Italiana era stata sciolta con decreto prefettizio e le sue sedi distrutte dalle bande fasciste, a Milano, come nel resto d’Italia.

Nel dopoguerra i militanti anarchici impegnati sul terreno sindacale avevano scelto la CGIL allora unitaria. Alla tardiva riattivazione dell’USI, nel 1950, solo una parte dei sindacalisti e dei lavoratori anarchici vi confluisce. Molti preferiscono continuare la loro attività nei Comitati di Difesa Sindacale all’interno della Confederazione social-comunista. Così accade a Milano dove influenti militanti come Gaetano Gervasio e Alberto Moroni spendono la loro attività all’interno dei CDS e collaborano al loro organo di stampa «Difesa Sindacale». Con la crisi generale che il movimento anarchico attraversa tra le seconda metà degli anni ’50 e la prima degli anni ’60, anche la presenza libertaria in campo sindacale si affievolisce, la presenza organizzata in CGIL diventa insignificante fino a sparire e la stessa USI vede ridurre considerevolmente i suoi ranghi. Solo dopo il 1965 si avvertono i primi sintomi di ripresa, sia nel movimento anarchico che per quanto riguarda l’Unione Sindacale.
Proprio in quegli anni l’USI ha un modesto, ma significativo rilancio.
Le "vecchie" sezioni di Sestri P., Torino e Piombino proseguono e intensificano le loro attività, a Carrara l’attività si sviluppa tra i lavoratori del marmo, dei chimici, dei metalmeccanici, edili, enti locale e ospedalieri. A Palermo e a Foligno si lavora per costituire nuove sezioni.

Notizie di attività vengono anche dalla sezione di Forlì e da individualità di Roma e di Ventimiglia. Si arriva così al IV Congresso nazionale dell’Unione Sindacale che si tiene dal 23 al 25 Aprile 1967 a Carrara, buona partecipazione di delegati e di sezioni di varie parti dell’Italia e l’anno successivo al Convegno nazionale, sempre a Carrara, che vede all’O.d.G. la prossima uscita del periodico «Lotta di Classe» come organo di stampa dell’Unione.
E’ in questo contesto che verso la fine del 1968, Pinelli e un gruppo di giovani lavoratori anarchici prendono contatti con la segreteria nazionale dell’USI. Contatti che sfociano, nei primi mesi del 1969, nella costituzione della Sezione USI-Bovisa, ospitata nei locali del Circolo Ponte della Ghisolfa.
La notizia compare sul primo numero di «Lotta di Classe» (maggio 1969). Pinelli, ferroviere, è uno dei più attivi e si adopera per un collegamento con il costituendo Comitato Unitario di Base dei trasporti, che viene ospitato nei locali del circolo. Non abbiamo testimonianze dirette né molte documentate dell’attività della sezione, tuttavia nell’Archivio Storico dell’USI (approfitto dell’occasione per ringraziare Gianfranco Careri per le informazioni fornite) sono presenti alcuni volantini e documenti che danno idea dell’attività di Pinelli e degli altri compagni.

Una locandina per il Primo maggio, un volantino sul contratto nazionale dei metalmeccanici, uno sui Comitati di Base, uno sulle morti per silicosi, uno indirizzato ai lavoratori della Olmo, uno contro la repressione delle lotte e per la loro estensione e infine uno sulla truffa dello Statuto dei lavoratori. Viene anche pubblicato un articolo sul secondo numero di «Lotta di Classe» (agosto 1969) dedicato ai Comitati di base dell’ATM. Da queste scarne notizie si capisce come l’attività sindacale di Pino Pinelli e degli altri compagni della sezione milanese fosse ancora in fase embrionale e nonostante l’attivismo sul piano generale non ancora indirizzata verso interventi specifici in particolari settori o fabbriche. Purtroppo la breve vita della sezione USI Bovisa riceverà un colpo durissimo dalla strage di stato del 12 dicembre e l’assassinio di Pino, il suo militante più rappresentativo.
Ancora per un paio di anni ci sarà attività USI a Milano, almeno fino all’estate 1971 quando la segreteria genovese, nell’annunciare le dimissioni, fa riferimenti ad attività esterna dell’USI a Milano.

Si tratta però non più dell’USI Bovisa, ma della nuova sezione USI Centro che in qualche modo ha raccolto il testimone dai compagni di Pinelli.
L’ultimo rapporto organico tra l’USI Centro e il resto del sindacato nazionale si ha con la partecipazione al Convegno di Carrara del 28 e 29 luglio 1970. Numerosa sembra essere la partecipazione dei milanesi a quel convegno.
Dal resoconto del Convegno possiamo farci un’idea della loro attività:
"…I compagni di Milano hanno posto in evidenza la loro azione nei quartieri per la questione degli affitti. Il problema della casa, specie nei grossi centri industriali, è, infatti, uno degli argomenti focali su cui far leva per la conquista di una coscienza di lotta da parte delle masse. A questo è connesso il problema degli sfratti che richiede una azione decisiva ed un nostro continuo intervento nei quartieri popolari".
All’inizio del loro intervento i delegati di Milano leggono un’importante nota che riconferma i principi base del sindacalismo rivoluzionario e dell’Unione Sindacale (si tratta del documento di costituzione dell’USI Bovisa) a prova della continuità che la nuova sezione dell’USI milanese vuole avere con la precedente esperienza del gruppo di Pinelli e degli altri.

Ma ormai molti compagni a Milano come in tutta Italia, specialmente i più giovani, stanno trasferendo il loro impegno sul terreno più specificamente politico e all’inizio del 1971 si chiude il percorso dell’USI del dopoguerra: i membri superstiti della segreteria nazionale di Sestri P. danno le dimissioni e nessuno può, o vuole, subentrare nell’incarico. Alcune sezioni continuano ad agire ancora per qualche tempo, ma non c’è più nessun coordinamento. Un impulso per la riattivazione dell’USI si darà solo nel 1978, ma questa, come si dice, è un’altra storia, quella che continua ancora oggi.

Guido Barroero

Posted in da Umanità Nova.