Skip to content


Per un Primo Maggio di lotta internazionalista Per rimettere al centro il conflitto di classe

PER UN 1°MAGGIO DI LOTTA INTERNAZIONALISTA
per rimettere al centro il conflitto di classe
Da tempo le forze politiche e sindacali che hanno tradito gli interessi delle classi lavoratrici ci vogliono far credere che la giornata del 1 maggio sia solo una ricorrenza celebrativa così come voluta da Stato e Chiesa. Una scadenza da calendario, utile solo a benedire una sorta di “santa alleanza” tra capitale e lavoro al fine del benessere nazionale.
Ma sappiamo bene che non è così!
In questa giornata le classi lavoratrici, le sfruttate e gli sfruttati di tutto il mondo, ricordano il martirio di cinque lavoratori anarchici assassinati dallo Stato statunitense l’11 novembre 1887.
Cinque nostri compagni “colpevoli” solo di aver lottato insieme ad altre/i per i diritti della classe lavoratrice, a partire dalla lotta per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.
Parola d’ordine ancora oggi attualissima e fondamentale.
La giornata internazionale ed internazionalista del 1 maggio è e rimane quindi una giornata di lotta, tesa a ribadire che l’emancipazione delle lavoratrici e dei lavoratori avverrà ad opera di loro stesse/i, o non ci sarà.
In piena continuità con quelle lotte, i sindacati di base conflittuali insieme a diversi collettivi e centri sociali chiamano tutti/e, in modo unitario e includente, ad un corteo popolare cittadino caratterizzato da queste cinque “parole d’ordine”:
– Per un 1 maggio antimperialista ed antimilitarista: perché oggi soffiano venti di guerra
soprattutto dal Medio Oriente. È sotto gli occhi di tutti lo scempio della Siria, ed è importante ribadire che siamo contro ogni guerra imperialista, senza alcuna scelta di campo, contro ogni aggressione ai proletari di ogni nazione che muoiono indifferentemente sotto le bombe statunitensi o russe, israeliane o siriane, turche o italiane. Perché le guerre volute dai capitalisti sono contro di noi e noi siamo contro le loro guerre! Gli Stati e il Capitale usano la forza militare per risolvere le loro crisi, i loro conflitti economici utilizzando le popolazioni come semplici pedine e carne da
macello. In questa ‘nobile’ attività lo stato italiano, il capitalismo made in Italy non è stato secondo a nessuno, sia nelle due guerre mondiali, sia nelle vecchie guerre coloniali e in quelle neo-coloniali dei nostri giorni contro i lavoratori e i popoli della Jugoslavia, dell’Iraq, dell’Afghanistan, della Libia, etc.
– Per condurre queste guerre, che diffondono il virus autoritario e di sopraffazione degli uni contro gli altri, ingenti somme di denaro, ricavate dallo sfruttamento del nostro lavoro, vengono sottratte alla soddisfazione dei bisogni collettivi (istruzione, sanità, cura del territorio, ecc.) e destinate alla produzione e al commercio di sempre più micidiali macchine di distruzione di massa (dai cacciabombardieri F35 ai sistemi radar MUOS). – – – Per lo Stato e il Capitale, poi, quando il “nemico” non è alle porte, allora è necessario ricercarlo in casa ed usare tecniche e strumenti di guerra per annientare ogni possibilità di conflitto sociale.  Per un 1 maggio anticapitalista: perché il mondo del lavoro, nelle sue diverse forme salariali, da oltre un trentennio è costantemente sotto attacco da parte della classe padronale, in stretta alleanza con la burocrazia sindacale statale e concertativa (CGIL, CISL e UIL in primis). Le politiche e le ricette economiche ispirate dai grandi centri economico finanziari internazionali (FMI, BCE, ecc.) erodono quotidianamente diritti e salari. Aumentano vertiginosamente gli incidenti, spesso mortali, durante l’orario di lavoro. Un lavoro sempre più precarizzato e spremuto fino ad arrivare a vere e proprie forme schiavistiche – grazie anche alla copertura legale di leggi anti-operaie come il Jobs Act di Renzi. Il compromesso di stampo socialdemocratico, sancito alla fine del secondo conflitto mondiale, è morto e sepolto. È quindi urgente riconquistare, a partire dai luoghi di lavoro, le libertà sindacali – negate dal governo e dai sindacati istituzionali sia mediante leggi liberticide che attraverso accordi capestro -, la libertà di organizzazione, di assemblea, di sciopero. Ed è altrettanto urgente riappropriarsi della pratica concreta e diffusa della solidarietà e del mutuo sostegno delle lotte al di là delle appartenenze sindacali e delle specificità dei diversi settori dove si manifesta lo scontro con il modo di produzione capitalistico.
E’ necessario comprendere che il sistema statale-capitalista non è riformabile. Va abbattuto e sostituito da una nuova forma di produzione sociale e di consumi sociali incentrata sul possesso el’uso collettivo dei mezzi di produzione comuni, in una società di liberi ed eguali, senza più padroni né sfruttati. Per un 1 maggio antirazzista : per denunciare il super-sfruttamento dei lavoratori immigrati, che i padroni vogliono senza diritti, senza alcuna garanzia, sottoposti ad ogni ricatto, e ostaggio di politiche xenofobe e razziste, condivise con poche sfumature dall’intero arco parlamentare. Per un antirazzismo di classe, fondato cioè sulla solidarietà di classe, tra fratelli della stessa classe, qualunque sia la loro “razza” e nazionalità.
In particolare facciamo appello perché nei posti di lavoro, nelle scuole e nei territori ci sia una denuncia forte e chiara delle cause che impongono oggi a milioni di persone di scappare da miseria, fame, guerre volute e fomentate (Siria in testa) dalle “democrazie” occidentali, per il dominio su aree geopolitiche fondamentali per l’accaparramento di risorse energetiche e umane, e che, una volta in fuga, si trovano davanti muri e barriere di filo spinato molto simili a campi di concentramento.
– Per un 1 maggio antisessista: perché è ancora viva, in forme nuove, la millenaria cultura patriarcale, elemento costitutivo dell’agire di tutte le classi sfruttatrici del passato e del presente, alimentata anche da diverse religioni (a iniziare da quella cattolica), che vede nelle donne e in chi rifiuta una sessualità etero-normativa un bersaglio da colpire. Perché dobbiamo denunciare insieme i rapporti discriminatori e vessatori, fino all’esercizio della violenza omicida, che servono a ribadire la supremazia maschile, a perpetuare nella società insieme con la divisione in classi la divisione in generi fortemente gerarchizzati e subalterni alle logiche del profitto.
– Perché siamo al fianco del movimento internazionale delle donne e delle comunità LGBTQIA che hanno ripreso parola e volontà di lotta per ribadire che le oppressioni non sono solo di tipo politico ed economico, ma anche sociali e culturali, e che la liberazione, per essere tale, deve essere complessiva.
– Per un 1 maggio contro la repressione: perchè è in corso un salto di qualità della repressione statale basato sull’inasprimento delle politiche sicuritarie, come i decreti Minniti, che prevedono nuove misure restrittive da adottare discrezionalmente e preventivamente, e sottraggono altri diritti agli immigrati e ai rifugiati. Perchè è in corso una guerra al lavoro di bassa intensità con denunce, fogli di via, cariche contro i picchetti ai cancelli delle fabbriche in lotta, con l’esplicita intenzione di criminalizzare e spazzare via ogni forma di opposizione di classe che si ponga al di fuori del quadro delle compatibilità politiche ed economiche del capitale. Fino ad arrivare alla gravissima montatura giudiziaria e poliziesca contro Aldo Milani, nel tentativo di fermare il movimento di lotta dei lavoratori della logistica.
Chiediamo a tutti di partecipare al corteo su queste chiare parole d’ordine che rimettono al centro il conflitto strutturale tra capitale e lavoro a scala internazionale.
Il corteo si terrà LUNEDI 1° MAGGIO ore 15,00 con concentramento in piazzale Loreto
comizi finali in viale Padova e chiusura al Parco Trotter.

Posted in Mondo del Lavoro.


1 Maggio anarchico 2017

Posted in Comunicati.


Venerdì 28 Aprile – Incontro Dibattito su CONFLITTO CAPITALE-LAVORO: ANARCOSINDACALISMO DUALISMO ORGANIZZATIVO…

Posted in Ateneo Libertario.


25 Aprile 2017

Posted in Comunicati.


31 Marzo – Anarchia vs. Democrazia – Il concetto di delega e formazione del consenso

Posted in Ateneo Libertario.


Chiamata alla partecipazione per un corteo cittadino anticapitalista e antirazzista il 1° maggio 2017

CONTRO LO SFRUTTAMENTO CAPITALISTA E RAZZISTA

OPPONIAMO LA NOSTRA SOLIDARIETA’ DI CLASSE INTERNAZIONALISTA

Nuvole nere si addensano sui nostri cieli. A qualsiasi latitudine spirano sempre più forti venti portatori d’ulteriori ingiustizie, razzismi e sfruttamenti a cui, purtroppo e in modo pervicace, si risponde innalzando pericolosi populismi sempre più marcati in senso nazionalistico. Risposta questa sempre più funzionale a mantenere inalterati i rapporti gerarchici e di classe che hanno ingenerato l’attuale situazione di crisi economico-sociale e di cui le classi subalterne ne sono le uniche paganti il costo.
Mai come oggi lo Stato, il Capitale, i circoli dominanti si adoperano per creare frammentazioni, contrapposizioni all’interno di quello che dovrebbe essere il loro naturale blocco avverso: la classe lavoratrice, il mondo degli sfruttati e delle sfruttate.
Il fenomeno delle emigrazioni di massa, effetto strutturale dello sfruttamento internazionale del Capitale protetto dagli Stati, genera conflitti all’interno della stessa classe lavoratrice e delle classi subalterne in generale: quella cosiddetta “guerra tra poveri” creata ad arte per distogliere l’attenzione da reali responsabilità e artefici.
Le forze d’ispirazione socialdemocratica e della sinistra autoritaria e statalista, ossia quelli che un tempo, a vario titolo, si erano autoproclamati difensori degli interessi materiali, e non solo, del proletariato, hanno da tempo dismesso i panni del conflitto per assecondare, con più o meno metodi concertativi, gli interessi politici, economici e finanziari delle classi dominanti.  Questi soggetti politici e sindacali, intrisi di cultura statalista e socialdemocratica, non sono “geneticamente” atti a reggere, sia in modo difensivo e ancor di più in modo offensivo, all’attacco ormai più che trentennale scatenato da Stato e Capitale.  La loro funzione di “ammortizzatore sociale” si è conclusa quando la crisi attuale ha posto termine al “compromesso socialdemocratico” subentrato al secondo conflitto mondiale.
Vi è quindi la necessità di provare a riconnettere fra loro tutti quegli strati di classi subalterne che oggi vivono sulla propria pelle gli effetti di questo sfruttamento. Vi è quindi la necessità di riscoprire e di rimettere in marcia i migliori strumenti e metodi che le classi subalterne hanno messo in atto per il loro percorso di liberazione.  Solidarietà di classe, mutuo appoggio, auto-organizzazione, anti-statalismo, azione diretta devono tornare ad essere stelle polari affinché all’interno delle nostre metropoli, delle nostre periferie, chi vi ènato e chi vi si trova oggi a vivere proveniente da altre parti di mondo riscopra il piacere di unirsi in una lotta comune perché comune è il nemico.
La morsa repressiva che lo Stato sta imprimendo in questo ultimo anno, giustificata da scenari bellici internazionali, avrà invece sempre più come obbiettivo quello di neutralizzare ogni forma di conflitto sociale. Il senso di precarietà indotto da politiche economiche e del lavoro, sempre più funzionali agli interessi del Capitale, ha il duplice scopo di frammentare ulteriormente il fronte di classe e ingenerare una lotta individualistica di mera sopravvivenza.
A tutto questo dobbiamo opporci e per farlo, non negandoci il momento di particolare difficoltà economica, politica e di coscienza di classe presente all’interno del nostro fronte, dobbiamo ripartire dai nostri territori, dai nostri quartieri, lì dove nella realtà si vivono le contraddizioni, i conflitti, gli effetti nefasti della crisi capitalista.
Pensiamo quindi che la giornata del 1°maggio non debba avere solo una valenza commemorativa tanto cara alla nostrana compagine politico-sindacale di natura socialdemocratica, autoritaria e statalista o occasione per sterili dimostrazioni di forza nichilista di piazza, ma altresì che abbia quella capacità conflittuale in grado di saldare e consolidare esperienze di lotta che oggi si danno all’interno della metropoli: dai luoghi di lavoro in lotta, al bisogno abitativo, ad un sapere realmente critico e non asservito, alle questioni di genere.
Come compagne e compagni della Federazione Anarchica di Milano lanciamo quindi l’appello per un corteo da tenersi nel pomeriggio del 1°maggio e che si snodi per le vie a maggior concentrazione proletaria e  migrante come quelle tra via Padova, Viale Monza, ecc.
Per valutare collettivamente questa proposta vi invitiamo ad una assemblea da tenersi mercoledì 5 aprile, alle ore 20.30, presso la nostra sede in Viale Monza 255.

Le compagne e i compagni della Federazione Anarchica – Milano

Posted in Comunicati.


24 marzo 2017 Dibattito sul centenario della Rivoluzione Sovietica

Posted in Ateneo Libertario.


Per un 8 Marzo anarchico e femminista

Posted in Ateneo Libertario.