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23 Giugno: Anarchia non vuol dire bombe ma uguaglianza nella libertà

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17-18 Giugno. “Librarsi”: editoria libertaria in mostra

LIBRARSI

editoria libertaria in mostra

presso Biblioteca Chiesa Rossa

via s. Domenico Savio 3, Milano (fermata MM2 – Abbiategrasso)

SABATO 17

h. 11  Apertura mostra

h. 12  Tra foodporn e slowfoood: mangiare ha un valore politico? con Andrea Perin

h. 13  Pausa pranzo

h. 14 – 16: un maestro gioca partite a scacchi in simultanea

h. 16- Presentazione del Graphic Novel Un filo destatedi Emanuela Mapelli e Daniele Condemi Ed.ZeroSismico a cura della Libera Associazione Rousseau

h. 16- Animazione bambini a cura della Libera Associazione Rousseau

h. 17  ‘Cultura di pace e militarizzazione della Sardegna’: ce ne parla chi ha seguito le recenti mobilitazioni contro le basi

h. 18  Presentazione del libro ‘Anarchici a Milano’ (ZIC) con l’autore Fausto Buttà

h. 19 ‘Non ci sono poteri buoni’, Paolo Finzi parla di Fabrizio De Andrè

h. 20 Pausa cena

h. 21,30 Concerto

DOMENICA 18

h. 11 Apertura mostra

h. 11 – 13 Spazio autogestito

h. 13 Pausa pranzo

h. 14 – 16: un maestro gioca partite a scacchi in simultanea

h. 16 Dibattito intorno ai temi della ‘questione di genere’ in ambito educativo e sociale con presentazione de ‘La società de/generata’ (Nautilus) a cura di Paolo Masala

h. 17 Dibattito su ‘Influenze religiose e laicità della vita nella comunità’ con presentazione de ‘La piovra vaticana’ (La Fiaccola) a cura di Daniele Ratti

h. 18 Acqua significa sete, ma anche agricoltura, industria, energia. La negazione o l’accesso alle risorse idriche è una delle chiavi di volta per leggere gli attuali conflitti armati in particolare in Medio Oriente. Ce ne parla l’attivista curda Hazal Koyuncuer.

h. 18,30 Conclusione con il coro ‘Fà&desfà -L’è tut un laurà’ (fare e disfare è tutto un lavorare) che propone canti popolari del lavoro.

è un’iniziativa delle edizioni

Eleuthera

Inquietudes

Zero in Condotta

 

 

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26 Maggio: il piacere dell’azione diretta …

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18 Maggio: ANTOLOGAIA, narrazione queer dagli anni ’70 ad oggi …

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VENERDI 12 MAGGIO ore 21,00 Spettacolo dei “Fà&desFà”

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1 Maggio 2017 a Milano

https://www.facebook.com/monzoor.alam.3/videos/pcb.1455559197829457/145555228116
3482/?type=3&theater

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5 Maggio: Biologico, collettivo, solidale. Dalla filiera agricola alle azioni mutualistiche

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Per un Primo Maggio di lotta internazionalista Per rimettere al centro il conflitto di classe

PER UN 1°MAGGIO DI LOTTA INTERNAZIONALISTA
per rimettere al centro il conflitto di classe
Da tempo le forze politiche e sindacali che hanno tradito gli interessi delle classi lavoratrici ci vogliono far credere che la giornata del 1 maggio sia solo una ricorrenza celebrativa così come voluta da Stato e Chiesa. Una scadenza da calendario, utile solo a benedire una sorta di “santa alleanza” tra capitale e lavoro al fine del benessere nazionale.
Ma sappiamo bene che non è così!
In questa giornata le classi lavoratrici, le sfruttate e gli sfruttati di tutto il mondo, ricordano il martirio di cinque lavoratori anarchici assassinati dallo Stato statunitense l’11 novembre 1887.
Cinque nostri compagni “colpevoli” solo di aver lottato insieme ad altre/i per i diritti della classe lavoratrice, a partire dalla lotta per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.
Parola d’ordine ancora oggi attualissima e fondamentale.
La giornata internazionale ed internazionalista del 1 maggio è e rimane quindi una giornata di lotta, tesa a ribadire che l’emancipazione delle lavoratrici e dei lavoratori avverrà ad opera di loro stesse/i, o non ci sarà.
In piena continuità con quelle lotte, i sindacati di base conflittuali insieme a diversi collettivi e centri sociali chiamano tutti/e, in modo unitario e includente, ad un corteo popolare cittadino caratterizzato da queste cinque “parole d’ordine”:
– Per un 1 maggio antimperialista ed antimilitarista: perché oggi soffiano venti di guerra
soprattutto dal Medio Oriente. È sotto gli occhi di tutti lo scempio della Siria, ed è importante ribadire che siamo contro ogni guerra imperialista, senza alcuna scelta di campo, contro ogni aggressione ai proletari di ogni nazione che muoiono indifferentemente sotto le bombe statunitensi o russe, israeliane o siriane, turche o italiane. Perché le guerre volute dai capitalisti sono contro di noi e noi siamo contro le loro guerre! Gli Stati e il Capitale usano la forza militare per risolvere le loro crisi, i loro conflitti economici utilizzando le popolazioni come semplici pedine e carne da
macello. In questa ‘nobile’ attività lo stato italiano, il capitalismo made in Italy non è stato secondo a nessuno, sia nelle due guerre mondiali, sia nelle vecchie guerre coloniali e in quelle neo-coloniali dei nostri giorni contro i lavoratori e i popoli della Jugoslavia, dell’Iraq, dell’Afghanistan, della Libia, etc.
– Per condurre queste guerre, che diffondono il virus autoritario e di sopraffazione degli uni contro gli altri, ingenti somme di denaro, ricavate dallo sfruttamento del nostro lavoro, vengono sottratte alla soddisfazione dei bisogni collettivi (istruzione, sanità, cura del territorio, ecc.) e destinate alla produzione e al commercio di sempre più micidiali macchine di distruzione di massa (dai cacciabombardieri F35 ai sistemi radar MUOS). – – – Per lo Stato e il Capitale, poi, quando il “nemico” non è alle porte, allora è necessario ricercarlo in casa ed usare tecniche e strumenti di guerra per annientare ogni possibilità di conflitto sociale.  Per un 1 maggio anticapitalista: perché il mondo del lavoro, nelle sue diverse forme salariali, da oltre un trentennio è costantemente sotto attacco da parte della classe padronale, in stretta alleanza con la burocrazia sindacale statale e concertativa (CGIL, CISL e UIL in primis). Le politiche e le ricette economiche ispirate dai grandi centri economico finanziari internazionali (FMI, BCE, ecc.) erodono quotidianamente diritti e salari. Aumentano vertiginosamente gli incidenti, spesso mortali, durante l’orario di lavoro. Un lavoro sempre più precarizzato e spremuto fino ad arrivare a vere e proprie forme schiavistiche – grazie anche alla copertura legale di leggi anti-operaie come il Jobs Act di Renzi. Il compromesso di stampo socialdemocratico, sancito alla fine del secondo conflitto mondiale, è morto e sepolto. È quindi urgente riconquistare, a partire dai luoghi di lavoro, le libertà sindacali – negate dal governo e dai sindacati istituzionali sia mediante leggi liberticide che attraverso accordi capestro -, la libertà di organizzazione, di assemblea, di sciopero. Ed è altrettanto urgente riappropriarsi della pratica concreta e diffusa della solidarietà e del mutuo sostegno delle lotte al di là delle appartenenze sindacali e delle specificità dei diversi settori dove si manifesta lo scontro con il modo di produzione capitalistico.
E’ necessario comprendere che il sistema statale-capitalista non è riformabile. Va abbattuto e sostituito da una nuova forma di produzione sociale e di consumi sociali incentrata sul possesso el’uso collettivo dei mezzi di produzione comuni, in una società di liberi ed eguali, senza più padroni né sfruttati. Per un 1 maggio antirazzista : per denunciare il super-sfruttamento dei lavoratori immigrati, che i padroni vogliono senza diritti, senza alcuna garanzia, sottoposti ad ogni ricatto, e ostaggio di politiche xenofobe e razziste, condivise con poche sfumature dall’intero arco parlamentare. Per un antirazzismo di classe, fondato cioè sulla solidarietà di classe, tra fratelli della stessa classe, qualunque sia la loro “razza” e nazionalità.
In particolare facciamo appello perché nei posti di lavoro, nelle scuole e nei territori ci sia una denuncia forte e chiara delle cause che impongono oggi a milioni di persone di scappare da miseria, fame, guerre volute e fomentate (Siria in testa) dalle “democrazie” occidentali, per il dominio su aree geopolitiche fondamentali per l’accaparramento di risorse energetiche e umane, e che, una volta in fuga, si trovano davanti muri e barriere di filo spinato molto simili a campi di concentramento.
– Per un 1 maggio antisessista: perché è ancora viva, in forme nuove, la millenaria cultura patriarcale, elemento costitutivo dell’agire di tutte le classi sfruttatrici del passato e del presente, alimentata anche da diverse religioni (a iniziare da quella cattolica), che vede nelle donne e in chi rifiuta una sessualità etero-normativa un bersaglio da colpire. Perché dobbiamo denunciare insieme i rapporti discriminatori e vessatori, fino all’esercizio della violenza omicida, che servono a ribadire la supremazia maschile, a perpetuare nella società insieme con la divisione in classi la divisione in generi fortemente gerarchizzati e subalterni alle logiche del profitto.
– Perché siamo al fianco del movimento internazionale delle donne e delle comunità LGBTQIA che hanno ripreso parola e volontà di lotta per ribadire che le oppressioni non sono solo di tipo politico ed economico, ma anche sociali e culturali, e che la liberazione, per essere tale, deve essere complessiva.
– Per un 1 maggio contro la repressione: perchè è in corso un salto di qualità della repressione statale basato sull’inasprimento delle politiche sicuritarie, come i decreti Minniti, che prevedono nuove misure restrittive da adottare discrezionalmente e preventivamente, e sottraggono altri diritti agli immigrati e ai rifugiati. Perchè è in corso una guerra al lavoro di bassa intensità con denunce, fogli di via, cariche contro i picchetti ai cancelli delle fabbriche in lotta, con l’esplicita intenzione di criminalizzare e spazzare via ogni forma di opposizione di classe che si ponga al di fuori del quadro delle compatibilità politiche ed economiche del capitale. Fino ad arrivare alla gravissima montatura giudiziaria e poliziesca contro Aldo Milani, nel tentativo di fermare il movimento di lotta dei lavoratori della logistica.
Chiediamo a tutti di partecipare al corteo su queste chiare parole d’ordine che rimettono al centro il conflitto strutturale tra capitale e lavoro a scala internazionale.
Il corteo si terrà LUNEDI 1° MAGGIO ore 15,00 con concentramento in piazzale Loreto
comizi finali in viale Padova e chiusura al Parco Trotter.

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