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29 Giugno “ANTICLERICALIA” alla Cascina Torchiera

Locandina Anticlericalia

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“DONNE CONTRO ribelli, sovversive, antifasciste”

VENERDÌ 12 aprile alle ore 18

all’ATENEO LIBERTARIO

(viale Monza 255 – fermata Precotto MM1)

Milano

presentazione del libro

DONNE CONTRO

ribelli, sovversive, antifasciste

di Martina Guerrini

 

donne


Partecipa con l’autrice – filosofa e femminista che si occupa di formazione e politiche di genere – Marco Rossi che ne ha scritto l’introduzione.

Dalle prime sovversive che contrastarono lo squadrismo, alle operaie ribelli al regime, passando dalle militanti della cospirazione clandestina sino alle partigiane che seppero impugnare anche le armi, il fascismo dovette fare i conti con donne che non accettarono di sottomettersi al ruolo sociale e all’ideologia sessista che le voleva soltanto prolifiche e ubbidienti ‘giovani italiane’.

A rovesciare tale subalternità, sostenuta dallo stesso Mussolini, fu una capacità di autodeterminazione che un ventennio non riuscì a vincere: dalle tante piccole storie di opposizione nascoste tra le ‘anonime’ schedate del Casellario Politico, vengono infatti alla luce biografie di donne pronte a provocare la morale e la cultura dominanti.

Tale irrisolta contraddizione di genere emergerà anche all’interno delle formazioni partigiane e, successivamente, nella storiografia resistenziale che opererà una rimozione nei confronti delle combattenti e delle prospettive di radicale liberazione che perseguivano.

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22 marzo 2013 presentazione del libro “e ‘a finestra c’è la morti”

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22 marzo 2013 ore 17,30

al Teatro Verdi

Via Pastrengo 16, Milano

Gabriele Fuga ed Enrico Maltini

presentano il loro libro:

” e ‘a finestra c’è la morti “

(Pinelli: chi c’era quella notte)

Ed. Zero in condotta

partecipa Saverio Ferrari dell’Osservatorio Democratico sulle nuove destre

Alla finestra aperta sul cortile dove giace agonizzante “Pino” Pinelli, il fumo esce lentamente e si intravedono, dentro quelle stanze, figure diverse da quelle fin qui conosciute. Figure di funzionari di alto grado venuti da Roma, che “prendono la situazione in mano”, come dirà uno di loro. Figure che fanno indagini di cui relazionano solo il ministro dell’Interno e il capo della Polizia, non i magistrati inquirenti.

I loro nomi: Catenacci, Russomanno, Alduzzi e altri meno noti, spuntano qua e la tra le carte che sulla strage di Piazza Fontana si sono accumulate.

Ma è solo nel 1996, 26 anni dopo quel tragico 15 dicembre 1969, che saranno chiamati a deporre di fronte ai magistrati ed anche allora nessuna domanda verrà posta loro su ciò che accadde quella notte nella questura di Milano, quando Pinelli morì.

Dal 1996 le loro deposizioni resteranno chiuse negli armadi dei tribunali. Solo da poco ne sono uscite ed è di queste, dei documenti che le accompagnano, dell’ambigua e oscura presenza in quei giorni e in quella notte di personaggi che comandano, ma che si definiscono “riservati”, che si parla e si documenta in queste pagine.

Ancora una volta questo breve testo non porta ad una verità definitiva: ma aggiunge elementi che fino ad oggi non erano noti, o erano stati trascurati. Ci è sembrato giusto raccogliere il testimone dai tanti che si sono avvicinati alla figura di Pinelli, certi di trovare altri disposti a farsi carico del seguito di questa ricerca, fino a che il fumo di quella stanza non sarà davvero diradato.

 

 

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21 Marzo 2013 – Serata NoMuos

Documento-322

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Venerdì 14 dicembre, “43 ANNI DOPO …”

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13 Dicembre 2012 dibattito su “Stragi e Crisi come strategie per il rafforzamento del dominio”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 43mo anniversario della strage di Piazza Fontana

Giovedì 13 Dicembre 2012

all’Ateneo Libertario

Viale Monza 255, Milano (MM1 Precotto)

ore 19,00 aperitivo e inaugurazione della sezione manifesti dell’Archivio

ore 20,00 incontro e dibattito: Stragi e Crisi come strategia di rafforzamento del dominio

con Cosimo Scarinzi della CUB Scuola – Torino e

Salvo Vaccaro, docente di filosofia politica all’Università di Palermo.

 

 

 

 

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22-23 Settembre 2012 – Giornata internazionale di solidarietà con i prigionieri politici in Bielorussia

Appello dell’Internazionale delle Federazioni Anarchiche

L’IFA fa appello alla solidarietà verso i detenuti politici in Bielorussia, fra i quali i nostri compagni anarchici. E’ passato molto tempo dall’ultimo appello alla solidarietà verso gli anarchici bielorussi. Oggi occorre con urgenza una nuova ondata di solidarietà, per far sì che escano dalle carceri. Per questo invitiamo a partecipare alla mobilitazione in solidarietà con i detenuti politici bielorussi il 22 e 23 di settembre 2012 (giorno delle elezioni parlamentari).

Gli attivisti Ihar Alinevich, Mikalai Dziadok, Artsiom Prakapenka, Pavel Syramolatau, Aliaksandr Frantskievich, Jauhen Vas’kovich imprigionati nell’autunno 2010 e inverno 2011 e poi condannati a pene da 3 a 8 anni di carcere nel maggio 2011 per una serie di attacchi ai simboli dello stato e del capitale, sono alla fine del loro secondo anno di prigione. Durante questo periodo i loro compagni e parenti hanno fatto del loro meglio per aiutarli ad avere migliori condizioni di detenzione e liberarli. Nell’ottobre 2011 sono stati riconosciuti come prigionieri politici da parte di organizzazioni per la tutela dei diritti umani. Questo fatto ha dato loro migliori possibilità di essere liberati al più presto, perché in questo momento il presidente della Bielorussia Alexander Lukashenko è sottoposto a pressioni da parte dell’Unione Europea per depenalizzare i reati politici e liberare i prigionieri a causa di tali reati. Dall’agosto 2011 ha anche amnistiato più di 30 di questi ma nessuno dei nostri compagni è stato liberato. Lukashenko ha detto pubblicamente che amnistierà soltanto coloro che avanzeranno una richiesta di grazia ammettendo la propria colpa e chiedendogli personalmente perdono e che tutti gli altri resteranno in prigione. Infatti a tutti i prigionieri anarchici è stato proposto diverse volte di firmare questa domanda. 5 di loro hanno rifiutato. Artsiom Prakapenka ha firmato dietro pressione ma è tuttora in carcere. Oggi in Bielorussia ci sono ancora 15 prigionieri politici fra i quali 5 nostri compagni e in più un altro incarcerato per un’azione di solidarietà con loro.

Tutti i prigionieri politici sono sottoposti a diverse forme di pressione da parte delle amministrazioni delle prigioni dove sono rinchiusi, perché Lukashenko vuole uscire da questa situazione come vincitore e far sembrare che non sia stata l’Unione Europea a forzarlo a liberare i prigionieri politici per paura di sanzioni politiche ed economiche. I casi di pressione sui prigionieri comprendono: trasferimenti in altri stabilimenti penali, privazione di aiuti alimentari dall’esterno, privazione e diminuzione di visite dei parenti, negazione di telefonate, ritardi nella consegna delle lettere, isolamento, trasferimenti in reparti carcerari a regime speciale, ecc.

Le Federazioni Anarchiche riunite al Congresso IFA si oppongono fermamente al fatto che i nostri compagni siano scambiati per benefici dall’Unione Europea e condannano le pressioni alle quali sono sottoposti. Facciamo appello alla protesta di tutti il 22 e 23 settembre contro queste torture e chiediamo l’immediata liberazione dei prigionieri politici bielorussi compresi gli anarchici.

www.i-f-a.org

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Arresti a Trento‭. Teoremi e manette

Arresti a Trento

Teoremi e manette

L’operazione “Ixoditae”, (“zecche”) frutto di un immaginario poliziesco di chiara impronta fascista, è solo l’ultima di una lunga serie di attacchi della magistratura contro l’opposizione politica e sociale.

Gli anarchici – più di chiunque – finiscono nel mirino, perché la critica radicale allo Stato e al capitalismo si sostanzia nella capacità di lotta, nella costruzione di percorsi di autogestione e di autonomia dall’istituito nella consapevolezza che un percorso rivoluzionario è necessario perché la ferocia dello sfruttamento e della gerarchia vengano spezzate.

Oggi più che nel recente passato la magistratura si è assunta il compito di farla pagare a quanti, in uno scontro sociale che non potrà che farsi più duro, propongono una diversa organizzazione sociale, senza sfruttamento, senza proprietà privata senza istituzioni statuali.

L’utilizzo di reati associativi, o di reati che presuppongono una responsabilità collettiva al di là delle responsabilità individuali, sono stati in questi anni l’arma di guerra usata dalla magistratura per privare della libertà chi si oppone all’ordine costituito.

Intendiamoci. Non ci stupisce che i giudici perseguano chi viola le regole imposte dallo Stato, chi non ne accetta l’autorità e vuole un assetto sociale senza stato.

La democrazia, che vanta la propria capacità e volontà di accettare il dissenso, mostra la propria attitudine intrinsecamente disciplinare nei confronti di chi vuole cambiare le regole di un gioco truccato sin dalla sua costituzione formale. Una costituzione che – a parole – sancisce l’uguaglianza formale tra diseguali. Continued…

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